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Comprato all'asta e scoperto un vizio: cosa si puo fare dopo l'aggiudicazione

Hai vinto un'asta immobiliare e, preso possesso dell'immobile, hai trovato un problema che la perizia del tribunale non descriveva? Ecco perché la garanzia per i vizi non funziona come in una compravendita ordinaria, come si confronta la perizia con lo stato reale e cosa si può ancora accertare tecnicamente dopo l'aggiudicazione.

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Se hai scoperto vizi dopo l'aggiudicazione di un'asta immobiliare non scritti nella perizia, il primo passo non è legale ma tecnico: documenta il difetto senza ripararlo, fissa subito un sopralluogo che confronti punto per punto la perizia di stima con lo stato reale, e fai redigere una relazione tecnica datata. Solo su questa base un legale potrà valutare quali strumenti residuali esistono, perché nella vendita forzata la garanzia per i vizi non opera come in una compravendita ordinaria.

Chi partecipa a una vendita giudiziaria lo sa: la perizia dell'esperto nominato dal tribunale è l'unico documento su cui basare l'offerta, perché non ci sono visite libere, non c'è un venditore con cui trattare, non c'è la possibilità di far verificare l'immobile a un tecnico di fiducia con lo stesso agio di una compravendita ordinaria. Poi arriva il decreto di trasferimento, si prende possesso dell'immobile, e a volte si scopre che la realtà è diversa da quella descritta: un impianto che non regge, una crepa che l'esperto non aveva rilevato, una difformità edilizia più estesa del previsto, un'occupazione che non corrisponde a quanto scritto. È il caso dei vizi scoperti dopo l'aggiudicazione di un'asta immobiliare, e la prima cosa da capire è che gli strumenti a disposizione, in questa fase, sono diversi da quelli di una compravendita tra privati.

Un altro contenuto di questo sito, dedicato alle verifiche tecniche da fare prima di partecipare a un'asta, tratta la fase che precede l'offerta: come leggere la perizia, cosa verificare quando l'accesso è possibile, come stimare in anticipo lo scarto tra prezzo e costo reale. Qui il punto di partenza è diverso: l'aggiudicazione è già avvenuta, l'immobile è già tuo, e il problema non è più prevenire ma accertare, documentare e capire quali margini tecnici restano aperti. La valutazione delle conseguenze giuridiche di quanto emerge spetta sempre a un legale: quello che un tecnico può fare, e che vediamo in questo articolo, è raccogliere gli elementi su cui quella valutazione si costruisce.

Schema di confronto tra la garanzia per i vizi nella vendita ordinaria e nella vendita forzata all'asta, con le voci che restano e quelle escluse
Nella vendita forzata la disciplina della garanzia per i vizi segue una logica diversa da quella di una compravendita tra privati.

Perché la garanzia per i vizi non funziona come in una compravendita ordinaria

In una compravendita tra privati, chi scopre un difetto non dichiarato ha come primo interlocutore il venditore: è lui il soggetto verso cui si dirige la denuncia, ed è la garanzia per i vizi della cosa venduta il fondamento su cui si costruisce l'eventuale azione. Nella vendita forzata questo schema non si applica nello stesso modo. L'art. 2922 del codice civile esclude, per le vendite disposte nel corso di una procedura esecutiva, la garanzia per i vizi che opera normalmente tra venditore e compratore. È una regola che ha una funzione precisa: garantire stabilità alle vendite giudiziarie, evitando che ogni aggiudicazione possa essere rimessa in discussione da chi lamenta, a cose fatte, un difetto dell'immobile.

La conseguenza pratica, per chi si trova davanti a un vizio scoperto dopo l'aggiudicazione di un'asta immobiliare, è che il debitore esecutato non risponde nella veste di venditore, e la procedura esecutiva in sé non è un soggetto a cui indirizzare una richiesta di garanzia nel senso in cui la si intenderebbe in una compravendita ordinaria. Questo non significa che non esistano margini di intervento: significa che sono margini diversi, più stretti, e che vanno individuati caso per caso da un legale, sulla base di elementi tecnici solidi. Esiste, nella prassi, un'ipotesi limite riconosciuta come eccezionale — quella in cui il bene consegnato risulti radicalmente diverso da quello descritto nella perizia e nell'ordinanza di vendita, non semplicemente peggiore, ma un altro bene — che può aprire a strumenti processuali specifici e soggetti a termini molto stretti. Si tratta però di una valutazione squisitamente legale, che si costruisce su una ricostruzione tecnica accurata dello scarto tra descrizione e realtà: non è un rimedio che un tecnico possa attivare da solo, ed è bene non fare affidamento su questa ipotesi come se fosse una rete di sicurezza generale.

Per la gestione dell'immobile in senso stretto — liberazione da occupanti, custodia, adempimenti successivi al decreto di trasferimento — la procedura civile detta regole proprie, con soggetti (giudice dell'esecuzione, custode, professionista delegato, ufficiale giudiziario) e passaggi specifici: anche qui i termini esatti e le condizioni applicabili vanno verificati caso per caso con un legale, perché dipendono dallo stato del procedimento e dal tipo di occupazione riscontrata.

Come si confronta la perizia di stima con lo stato reale dell'immobile

La perizia dell'esperto nominato dal giudice — spesso chiamata, con qualche approssimazione lessicale, "perizia del CTU" — è il documento su cui si è basata l'offerta, e resta il primo riferimento per capire dove si colloca lo scostamento. È utile ricordare cosa quel documento fa e cosa non fa: risponde a un mandato di stima e di verifica giuridico-catastale, non a un mandato diagnostico. Una perizia di stima di questo tipo descrive l'immobile, ne verifica la conformità catastale e urbanistica per gli aspetti documentali, indica lo stato di possesso e i vincoli che resteranno o verranno cancellati, e formula un valore. Non è, salvo eccezioni, un rilievo strumentale degli impianti, un monitoraggio delle lesioni nel tempo, una verifica endoscopica delle canalizzazioni.

Confrontare la perizia con lo stato reale significa, in pratica, leggerla voce per voce e verificare sul posto ciascuna affermazione: la superficie dichiarata corrisponde al rilievo effettivo? Le dichiarazioni di conformità degli impianti richiamate esistono davvero e sono coerenti con l'impianto installato? Le difformità edilizie segnalate sono quelle effettivamente presenti, o ce ne sono altre non rilevate? Lo stato conservativo descritto come "buono" o "da ristrutturare" corrisponde a quanto si osserva, o ci sono fenomeni — umidità, lesioni, cedimenti — che la perizia non menziona affatto? Spesso l'esperto stesso segnala, nella propria relazione, i punti che non ha potuto verificare per mancanza di accesso o di tempo: sono il primo elenco da cui partire, perché è il tribunale stesso, attraverso il suo esperto, a indicare cosa resta da controllare.

Voce della perizia di stimaCosa verifica tipicamente un accertamento tecnico indipendente dopo l'aggiudicazione
Stato conservativo generale (es. "discreto", "da ristrutturare")Rilievo puntuale di lesioni, dissesti, cedimenti; distinzione tra fenomeni fermi e in evoluzione
Regolarità edilizia e urbanisticaConfronto tra planimetria depositata e stato di fatto, con misurazione delle superfici
Impianti (menzione generica o assente)Verifica speditiva di quadri, prese, terminali; ricerca delle dichiarazioni di conformità
Stato di possesso e occupazioneConfronto tra titolo dichiarato e situazione trovata sul posto al momento dell'accesso
Umidità e infiltrazioni (spesso non menzionate)Misurazione strumentale con igrometro e, dove utile, termocamera
Schema che mette a confronto le voci di una perizia di stima da asta immobiliare con gli accertamenti di una verifica tecnica indipendente dopo l'aggiudicazione
Lo scarto tra ciò che la perizia descrive e ciò che un sopralluogo mirato può ancora accertare.

Chi si trova con un immobile all'asta con problemi non visti in perizia affronta quindi due compiti distinti: capire tecnicamente cosa non torna, e capire se quello scostamento rientra tra le voci che l'esperto aveva dichiarato di non aver potuto verificare, oppure se si tratta di un'omissione vera e propria. La differenza non cambia il rimedio legale disponibile — che resta comunque una valutazione per un avvocato — ma cambia radicalmente la solidità della ricostruzione tecnica su cui quella valutazione si baserà.

Cosa si può ancora accertare tecnicamente dopo l'aggiudicazione, e come si documenta

Una volta preso possesso dell'immobile, il margine tecnico più importante è temporale: più tempo passa tra l'aggiudicazione e l'accertamento, più diventa difficile dimostrare che un difetto esisteva già al momento del trasferimento e non è invece sopravvenuto dopo, magari per incuria durante il periodo di vuoto tra il decreto e la presa di possesso effettiva. Per questo il primo passo, quando si sospetta un vizio, è fissare un sopralluogo tecnico il prima possibile, prima di riparare o modificare qualunque cosa.

Un accertamento tecnico condotto in questa fase segue una logica precisa. Si parte da un rilievo fotografico e video sistematico, datato, di ogni elemento rilevante: non solo il difetto in sé, ma il contesto — l'ambiente, gli elementi adiacenti, eventuali segni di intervento recente. Si prosegue con le misurazioni strumentali utili al caso: igrometro per l'umidità, termocamera per individuare ponti termici o infiltrazioni non visibili a occhio nudo, endoscopio per ispezionare cavità e canalizzazioni senza demolire. Dove il tema è strutturale — lesioni, fessurazioni, cedimenti — si valuta se il fenomeno è attivo o stabilizzato, cosa che richiede spesso un monitoraggio nel tempo con capisaldi o fessurimetri, non un giudizio istantaneo. Sul fronte documentale si recuperano, dove esistono, le dichiarazioni di conformità degli impianti, i titoli edilizi, la documentazione condominiale, e si confrontano con quanto trovato sul posto.

Il risultato di questo lavoro è una relazione tecnica che non si limita a descrivere il difetto, ma lo colloca nel tempo per quanto possibile, ne quantifica il costo di ripristino con un computo metrico, e lo mette esplicitamente a confronto con quanto scritto nella perizia di stima allegata al bando. È un documento tecnico, non un atto giudiziario: la sua funzione è dare a un legale — e, se necessario, a un giudice — elementi solidi per valutare quali strumenti residuali esistono nel caso concreto. Non è compito del tecnico stabilire se quegli elementi diano diritto a un rimedio: è compito del tecnico produrli in una forma che regga a un esame indipendente.

Vizio preesistente all'aggiudicazione o sopravvenuto dopo: perché la distinzione conta

Uno dei punti tecnici più delicati riguarda la collocazione nel tempo del difetto. Tra il decreto di trasferimento e la presa di possesso effettiva può trascorrere un periodo, a volte lungo, in cui l'immobile resta senza una manutenzione ordinaria continuativa: un tubo che perde lentamente, un infiltrazione che peggiora con le piogge stagionali, un impianto lasciato inattivo che si degrada. Se il vizio viene rilevato molto tempo dopo la presa di possesso, senza una documentazione dello stato dei luoghi al momento dell'ingresso, diventa arduo stabilire se il fenomeno esistesse già alla data della perizia o dell'aggiudicazione, oppure se si sia sviluppato dopo, per cause estranee alla situazione originaria.

Per questo motivo, un accertamento tecnico condotto a ridosso della presa di possesso ha un valore diverso — e generalmente più solido — rispetto a uno richiesto mesi dopo. Quando è possibile, conviene programmare il sopralluogo diagnostico nei primi giorni successivi all'ingresso nell'immobile, anche se non si sono ancora notati problemi evidenti: un rilievo fotografico completo dello stato di fatto, realizzato subito, diventa il termine di paragone a cui fare riferimento se un difetto emerge più avanti. Questo non elimina l'incertezza sulla collocazione temporale del fenomeno, ma la riduce in modo significativo, ed è proprio questa riduzione dell'incertezza il valore aggiunto che un tecnico può offrire in questa fase.

La gestione tecnica di un immobile occupato dopo l'aggiudicazione

Una delle situazioni più delicate riguarda l'occupante abusivo di un immobile all'asta dopo l'aggiudicazione: casi in cui la perizia indicava un'occupazione con un certo titolo — o nessuna occupazione — e la realtà, al momento della presa di possesso, risulta diversa. La liberazione dell'immobile, quando necessaria, è un procedimento che si svolge secondo le regole della procedura civile, con l'intervento del giudice dell'esecuzione, del custode o del professionista delegato e, nei passaggi esecutivi, dell'ufficiale giudiziario: i tempi e le modalità esatte dipendono dallo stato del fascicolo e vanno verificati con un legale o direttamente con la procedura, perché variano da caso a caso e non è corretto darli per scontati in astratto.

Il ruolo di un tecnico, in questo contesto, non è quello di occuparsi della liberazione — che è un atto processuale — ma di documentare con precisione la situazione riscontrata. Questo significa verificare, con un rilievo fotografico e una descrizione puntuale, chi occupa effettivamente l'immobile e a quale titolo dichiarato, quali beni mobili sono presenti negli ambienti, lo stato di conservazione dei locali al momento del primo accesso, ed eventuali danni o alterazioni rispetto a quanto descritto in perizia. Un inventario tecnico di questo tipo, redatto con metodo e datato, tutela sia l'aggiudicatario sia — indirettamente — chi dovrà gestire la fase successiva, perché fissa uno stato di fatto verificabile nel momento in cui la situazione è ancora quella originaria.

Il verbale dello stato dei luoghi al momento della consegna

Quando l'immobile viene consegnato all'aggiudicatario — direttamente o tramite il custode o il professionista delegato — redigere un verbale tecnico dello stato dei luoghi, corredato da un rilievo fotografico sistematico e da un elenco dei beni mobili eventualmente rinvenuti, è una delle attività più utili che si possano fare in quel preciso momento. Questo documento fissa una fotografia condivisa della situazione, riducendo il rischio di contestazioni successive su cosa fosse presente, in che condizioni e da chi. È un'attività semplice, che richiede solo tempo e metodo, ma che molti aggiudicatari trascurano perché concentrati sugli aspetti economici e burocratici del trasferimento, salvo poi trovarsi senza riferimenti oggettivi quando emerge una contestazione sullo stato dell'immobile alla consegna.

Va anche detto con chiarezza cosa un tecnico non può e non deve fare: non gli compete negoziare direttamente con l'occupante, non gli compete stabilire la legittimità di un'occupazione, e non deve mai procedere ad accessi forzati o a interventi che possano essere letti come un'autotutela. Il perimetro dell'intervento tecnico è la rilevazione e la documentazione; la gestione degli aspetti relazionali e procedurali con l'occupante resta affare della procedura esecutiva e del legale che assiste l'aggiudicatario.

Diagramma di flusso dei passaggi tecnici quando un immobile aggiudicato all'asta risulta occupato in modo diverso da quanto descritto in perizia
Il perimetro dell'intervento tecnico si ferma alla documentazione: la gestione dell'occupazione resta un atto della procedura esecutiva.

Il "reclamo" sulla perizia: cosa significa in concreto e cosa no

Chi cerca informazioni su un reclamo sulla perizia del tribunale in un'asta immobiliare, dopo aver già ottenuto l'aggiudicazione, spesso immagina uno strumento simile alla contestazione di un difetto in una compravendita ordinaria. Non è così, e la confusione è comprensibile: prima dell'aggiudicazione esistono strumenti processuali per contestare vizi della procedura o della stima, ma sono soggetti a termini molto stretti e legati a fasi ormai concluse una volta che il trasferimento è avvenuto. Dopo l'aggiudicazione, il tecnico non "presenta un reclamo": prepara, come descritto nei paragrafi precedenti, una relazione che documenta lo scostamento tra perizia e realtà, e mette questo materiale a disposizione dell'aggiudicatario e del suo legale.

È il legale, non il tecnico, a valutare se quella documentazione possa essere utilizzata — e in quale forma, davanti a quale autorità — per segnalare alla procedura un'anomalia, per contestare un aspetto specifico ancora aperto (per esempio una difformità catastale non regolarizzata che grava sul trasferimento), o per far valere l'ipotesi eccezionale già richiamata sopra. Il tecnico non deve promettere un esito, non deve stimare probabilità di successo che non conosce, e non deve indicare termini di decadenza precisi se non li ha verificati sul testo di legge vigente al momento: il suo contributo è la solidità della ricostruzione, non la strategia legale che ne deriva.

Cosa fare in pratica, in ordine

Per chi si trova oggi con un vizio scoperto dopo l'aggiudicazione di un'asta immobiliare, la sequenza pratica che limita i danni e preserva le opzioni successive è relativamente semplice da enunciare, anche se richiede disciplina nell'esecuzione. Primo: non riparare né alterare il difetto prima di averlo documentato, perché ogni intervento riduce la possibilità di dimostrarne successivamente la natura e l'origine. Secondo: fissare un sopralluogo tecnico il prima possibile, per limitare la finestra temporale in cui il fenomeno potrebbe essere attribuito a eventi successivi al trasferimento. Terzo: procurarsi copia integrale della perizia di stima, con tutti gli allegati, e usarla come griglia di confronto voce per voce durante il sopralluogo. Quarto: far redigere una relazione tecnica che documenti lo scostamento, lo quantifichi economicamente e, dove rilevante per lo stato dei luoghi, fotografi anche la situazione di eventuale occupazione. Quinto: portare questo materiale a un legale prima di intraprendere qualunque iniziativa formale verso la procedura, perché è a quel punto che si valutano gli strumenti realmente disponibili nel caso specifico.

Un punto merita di essere ribadito perché è tra gli errori più comuni: l'urgenza di sistemare un immobile appena acquisito — specie se già occupato o se il vizio interferisce con l'abitabilità — spinge spesso a intervenire subito. Quando è possibile, conviene invece dare priorità alla documentazione rispetto alla riparazione, anche solo di qualche giorno, perché è quella finestra a determinare se, più avanti, esisteranno elementi tecnici su cui costruire una valutazione legale seria. Dove l'intervento non può attendere per ragioni di sicurezza, la documentazione va comunque completata prima di ogni lavoro, anche in forma sintetica.

Chi desidera un confronto tecnico su un caso specifico — perizia alla mano, difetto già individuato o solo sospettato — può partire da una perizia tecnica di parte mirata: è lo strumento che trasforma un dubbio in un accertamento documentato, punto di partenza indispensabile per qualunque valutazione legale successiva.

Domande frequenti

Ho vinto l'asta e ho trovato un vizio non scritto nella perizia: cosa faccio prima di tutto?

Non riparare né alterare il difetto: documentalo con foto e video datati così com'è. Fissa poi un sopralluogo tecnico il prima possibile per confrontare puntualmente la perizia di stima con lo stato reale e far redigere una relazione che quantifichi lo scostamento. Solo con questo materiale un legale può valutare quali strumenti restano effettivamente percorribili nel tuo caso.

La garanzia per i vizi vale anche per gli immobili comprati all'asta?

No, non nello stesso modo di una compravendita tra privati: l'art. 2922 c.c. esclude, per le vendite giudiziarie, la garanzia che normalmente lega venditore e compratore. Esistono margini più limitati in casi eccezionali, ma la loro applicabilità va sempre valutata da un legale sulla base di una ricostruzione tecnica accurata, non presunta a priori.

L'immobile aggiudicato è occupato da chi non ne ha titolo: cosa può fare un tecnico?

Il tecnico non gestisce la liberazione, che è un atto della procedura esecutiva con tempi e modalità stabiliti caso per caso. Può però documentare con rigore la situazione riscontrata: chi occupa i locali, a quale titolo dichiarato, quali beni sono presenti e in che stato si trovano gli ambienti, a tutela di tutte le parti coinvolte.

Posso presentare un reclamo sulla perizia del CTU dopo l'aggiudicazione?

Dopo l'aggiudicazione non esiste, in capo al tecnico, uno strumento chiamato «reclamo»: ciò che si può fare è documentare tecnicamente lo scostamento tra la perizia e lo stato reale, e portare questa documentazione a un legale, che valuterà se e come segnalarlo alla procedura o farlo valere in altra sede.

Quanto tempo ho per accertare un vizio scoperto dopo l'aggiudicazione?

Non esiste un termine tecnico standard: conta soprattutto la tempestività pratica, perché più passa il tempo più diventa difficile dimostrare che il difetto esisteva già al momento del trasferimento. I termini legali eventualmente applicabili al tuo caso vanno verificati con un legale sul testo di legge vigente, senza affidarsi a scadenze generiche trovate online.

Conviene fare un sopralluogo tecnico anche se ho già letto tutta la perizia con attenzione?

Sì, perché la perizia di stima risponde a un mandato di stima e di verifica documentale, non a un rilievo diagnostico degli impianti, delle strutture o dell'umidità. Un sopralluogo mirato, fatto voce per voce sulla base della perizia stessa, è spesso l'unico modo per scoprire scostamenti che l'esperto del tribunale non aveva né il compito né il tempo di rilevare.

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