Il blower door test è la prova strumentale che misura la tenuta all’aria dell’involucro di un edificio, ovvero quanta aria entra ed esce attraverso fessure, giunti e discontinuità non voluti della costruzione. In pratica il blower door test quantifica le infiltrazioni d’aria dell’involucro: un dato oggettivo, ripetibile e confrontabile, che permette di capire se l’edificio è costruito «a regola d’arte» dal punto di vista dell’ermeticità. È uno degli strumenti chiave della diagnosi energetica e viene svolto sotto la direzione dell’Ing. Fabrizio Salamano (Ordine degli Ingegneri di Torino, CTU e Perito presso il Tribunale di Ivrea).
Il principio: come funziona la prova di tenuta all’aria
L’attrezzatura prende il nome dalla «porta soffiante»: un telaio regolabile viene montato a tenuta su un vano (tipicamente la porta d’ingresso o una finestra) e ospita un ventilatore calibrato collegato a strumenti di misura della pressione e della portata d’aria. Il ventilatore mette l’edificio in depressione (aspirando aria verso l’esterno) e, in una fase distinta, in sovrapressione (immettendo aria). Mantenendo una differenza di pressione controllata tra interno ed esterno, lo strumento misura la portata d’aria che il ventilatore deve movimentare per compensare le perdite dell’involucro: più aria serve, meno l’edificio è a tenuta.
Prima della prova l’ambiente viene preparato con cura: si chiudono porte e finestre, si sigillano temporaneamente le aperture «di progetto» (scarichi, ventilazioni volontarie, canne fumarie a seconda del metodo scelto) e si documenta la configurazione. La misura si esegue tipicamente per gradini di pressione, in depressione e in sovrapressione, e i risultati vengono elaborati per ricavare gli indicatori di tenuta. La corretta esecuzione richiede strumentazione tarata e un tecnico esperto: piccole variazioni nel metodo di preparazione possono cambiare l’esito, per questo la trasparenza sul protocollo adottato è essenziale.

Il parametro n50 e la norma di riferimento
L’indicatore più noto della prova di tenuta all’aria è il ricambio d’aria n50, cioè il numero di ricambi d’aria dell’intero volume dell’edificio in un’ora quando tra interno ed esterno si mantiene una differenza di pressione di 50 pascal. In parole semplici, l’n50 dice «quante volte l’aria dell’edificio verrebbe interamente sostituita in un’ora» in quelle condizioni di prova standardizzate: più il valore è basso, più l’involucro è ermetico. Accanto all’n50 si usano altri indicatori derivati, come le portate specifiche riferite alla superficie dell’involucro o alla superficie utile, utili per confrontare edifici di dimensioni diverse.
La prova viene condotta secondo la norma tecnica UNI EN ISO 9972, che definisce il metodo di misurazione della permeabilità all’aria degli edifici mediante pressurizzazione con ventilatore. La norma disciplina l’apparecchiatura, la preparazione dell’edificio, le condizioni di prova e le modalità di elaborazione dei dati, prevedendo diversi metodi in funzione dello scopo (per esempio la verifica dell’edificio «in uso» oppure una prova più controllata per il collaudo). I valori-soglia di riferimento non sono un dato universale: dipendono dallo standard, dal protocollo di certificazione o dal contratto applicabile al singolo caso. Per questo motivo, in questa pagina non indichiamo numeri di soglia: il limite corretto va individuato caso per caso rispetto allo standard che ci si è dati come obiettivo, e questo è un aspetto che chiariamo in fase di sopralluogo.

Quando serve il blower door test
La prova di tenuta all’aria è particolarmente rilevante negli edifici ad alte prestazioni energetiche, dove anche piccole infiltrazioni incontrollate possono compromettere il risultato atteso. I casi tipici in cui viene richiesta o consigliata sono:
- Case passive e protocolli tipo CasaClima: negli edifici a bassissimo fabbisogno energetico la tenuta all’aria è un requisito fondamentale, e la prova serve a verificare che l’involucro rispetti l’obiettivo di progetto. In questi contesti l’n50 è uno dei parametri di controllo della qualità costruttiva.
- Collaudo e verifica di qualità: al termine dei lavori, il blower door test permette di collaudare l’ermeticità realizzata e di certificare che l’involucro corrisponde a quanto previsto. In caso di contenzioso, la misura fornisce un elemento tecnico oggettivo.
- Diagnosi di dispersioni e comfort: quando in un’abitazione si avvertono correnti d’aria, zone fredde, difficoltà a mantenere la temperatura o problemi di condensa localizzata, la prova aiuta a capire se l’involucro è poco ermetico e dove si concentrano le perdite.
- Progetti di riqualificazione: prima e dopo un intervento di efficientamento (cappotto, sostituzione serramenti, rifacimento della copertura) la prova consente di misurare il miglioramento effettivo della tenuta all’aria e di validare la qualità della posa.
Il momento ideale per una prova di collaudo è spesso quando l’involucro è completo ma alcune finiture sono ancora accessibili: eventuali difetti individuati possono così essere corretti prima della chiusura definitiva. Ogni edificio, però, fa storia a sé: la scelta del momento e del metodo va valutata insieme al tecnico.

Individuare le infiltrazioni d’aria: termografia, anemometro e fumo
Il valore numerico è solo metà del lavoro. La parte diagnostica più utile per chi deve intervenire è localizzare le infiltrazioni, cioè capire da dove entra o esce l’aria. Con l’edificio mantenuto in depressione dal ventilatore, le perdite dell’involucro diventano più evidenti e possono essere cercate con diverse tecniche complementari:
- Termografia a infrarossi: durante la depressione, l’aria esterna (a temperatura diversa da quella interna) viene richiamata attraverso le fessure e raffredda o riscalda localmente le superfici. La termocamera evidenzia queste tracce termiche, rendendo visibili giunti, passaggi impiantistici e discontinuità da cui filtra l’aria. La termografia è efficace soprattutto quando esiste una sufficiente differenza di temperatura tra interno ed esterno.
- Anemometro: strumento che misura la velocità dell’aria e permette di rilevare puntualmente le correnti in corrispondenza di serramenti, prese elettriche, battiscopa, cassonetti e altri punti sospetti, confermando la presenza e l’intensità dei flussi.
- Prova con fumo (macchina del fumo): immettendo fumo atossico e mettendo l’edificio in pressione, il flusso di fumo rende visibili ad occhio nudo le vie di fuga dell’aria; in depressione, al contrario, si osserva l’ingresso dell’aria nelle zone non a tenuta. È un metodo molto intuitivo per documentare le infiltrazioni anche a chi non è tecnico.
La combinazione di misura quantitativa (n50) e localizzazione qualitativa (termografia, anemometro, fumo) è ciò che trasforma la prova in una vera diagnosi operativa: non solo «quanto» perde l’edificio, ma «dove» e con quale priorità conviene intervenire.

Perché affidarsi a un tecnico qualificato
L’affidabilità del blower door test dipende dalla strumentazione tarata, dal rispetto del protocollo e dalla corretta interpretazione dei risultati alla luce dello standard di riferimento. Un dato mal preparato o letto fuori contesto può portare a conclusioni errate. Per questo la prova, la relazione tecnica e le eventuali raccomandazioni di intervento vengono seguite dall’Ing. Fabrizio Salamano, iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Torino e CTU/Perito presso il Tribunale di Ivrea, con la trasparenza sul metodo che il singolo caso richiede. Non promettiamo esiti predeterminati: forniamo una misura corretta e un’analisi documentata su cui basare le decisioni.
Se stai valutando una prova di tenuta all’aria per una casa passiva, un collaudo, una riqualificazione o per capire l’origine di correnti e dispersioni, puoi richiedere un primo contatto per inquadrare il tuo caso: WhatsApp 351 419 3097 oppure e-mail info@starchetipo.it. Ti indicheremo se e come il blower door test può essere utile nella tua situazione, senza impegno e senza dati inventati.

Domande frequenti
Che cos'e il blower door test?
E' la prova strumentale che misura la tenuta all'aria dell'involucro di un edificio: un ventilatore calibrato montato su una porta o finestra mette l'edificio in depressione e sovrapressione e quantifica le infiltrazioni d'aria attraverso fessure e discontinuita non volute, secondo la norma UNI EN ISO 9972.
Che cosa indica il parametro n50?
L'n50 e il numero di ricambi d'aria dell'intero volume dell'edificio in un'ora a una differenza di pressione di 50 pascal tra interno ed esterno: piu il valore e basso, piu l'involucro e ermetico. I valori-soglia di riferimento dipendono dallo standard o dal protocollo adottato e vanno individuati caso per caso.
Quando serve fare il blower door test?
E' particolarmente utile per case passive e protocolli tipo CasaClima, per il collaudo della tenuta all'aria a fine lavori, per validare interventi di riqualificazione (cappotto, serramenti, copertura) e per diagnosticare correnti d'aria, zone fredde o condensa localizzata. Il momento e il metodo migliori si valutano con il tecnico.
Come si individuano le infiltrazioni d'aria?
Con l'edificio in depressione si combinano la termografia a infrarossi, che rende visibili le tracce termiche delle perdite, l'anemometro, che misura la velocita delle correnti nei punti sospetti, e la prova con fumo atossico, che mostra ad occhio le vie di fuga dell'aria. Cosi si passa dal 'quanto' perde l'edificio al 'dove' intervenire.
Quale norma regola la prova di tenuta all'aria?
La prova si esegue secondo la UNI EN ISO 9972, che definisce il metodo di misurazione della permeabilita all'aria degli edifici mediante pressurizzazione con ventilatore, disciplinando apparecchiatura, preparazione dell'edificio, condizioni di prova ed elaborazione dei dati. Non stabilisce un unico valore-soglia universale.









