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Coperture piane: diagnosi delle infiltrazioni e della tenuta della membrana

Il tetto piano perde acqua, ma la macchia sul soffitto non e mai proprio sotto il difetto: ecco come si ricostruisce il percorso dell'acqua e come si distingue un'infiltrazione vera da una condensa interstiziale.

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La diagnosi delle infiltrazioni nel tetto piano parte dal presupposto che il punto d'ingresso quasi mai coincide con la macchia visibile: l'acqua segue le pendenze reali degli strati del pacchetto di copertura e riaffiora altrove. Il percorso corretto combina ispezione e mappatura, prova di allagamento, termografia a infrarossi, tracciante e, quando si sospetta condensa interstiziale, una prova di umidificazione controllata per distinguere i due fenomeni prima di intervenire.

Quando una copertura piana o un tetto a falda perdono la tenuta, il segno che si vede dall'interno — un alone sul controsoffitto, uno sgocciolamento, una macchia scura sull'intonaco — raramente coincide con il punto reale in cui l'acqua e entrata. Chi fa la diagnosi delle infiltrazioni nel tetto piano parte da qui: non dalla macchia, ma dalla ricostruzione del percorso che l'acqua ha compiuto tra gli strati del pacchetto di copertura prima di manifestarsi. E un lavoro diverso da quello che si fa su un terrazzo praticabile o su un lastrico solare calpestabile, dove il pavimento e sopra e l'ispezione e piu diretta: qui si parla di coperture non praticabili, di manti sotto ghiaia o a vista, e di falde inclinate con manto in laterizio, lamiera o ardesia, dove il primo problema e capire da dove si entra prima ancora di stabilire come si esce.

La confusione piu frequente non riguarda solo la posizione del difetto, ma la sua natura: una macchia di umidita che compare puntualmente in inverno e scompare in estate, senza alcuna relazione con le piogge, spesso non e un'infiltrazione nel senso stretto del termine, ma condensa che si forma dentro il pacchetto di copertura. Le due situazioni si affrontano con tecniche diagnostiche in parte diverse e si risolvono con interventi diversi: rincorrere una falsa infiltrazione rifacendo la guaina non risolve nulla se il problema e la migrazione di vapore dall'interno. Questo articolo tratta la diagnosi tecnica di entrambi i fenomeni sulle coperture non praticabili; per i terrazzi e i lastrici solari calpestabili, con pavimentazione e frequentazione, la trattazione specifica e in un articolo dedicato.

Schema del percorso dell'acqua tra gli strati di una copertura piana: il punto d'ingresso e distante dalla macchia visibile sul soffitto
L'acqua entra da un punto della tenuta, ma segue la pendenza della struttura sottostante e riaffiora altrove: la verticale tra macchia e foro spesso non esiste.

Perche la macchia non e sotto il punto d'ingresso

Una copertura piana non e un unico strato impermeabile appoggiato su un piano orizzontale. E un pacchetto stratificato: la struttura portante (solaio o tavolato), uno strato di pendenza spesso realizzato con un massetto alleggerito o con pannelli sagomati, l'isolamento termico, la membrana impermeabilizzante che garantisce la tenuta all'acqua, e in molti casi una protezione superiore (ghiaia, pavimentazione flottante, o semplicemente il manto a vista esposto agli agenti atmosferici). Ogni strato ha una propria pendenza, che nella pratica reale non coincide mai perfettamente con quella dello strato sottostante o sovrastante: piccoli scostamenti di posa, assestamenti nel tempo, giunti di ripresa del getto, tutto contribuisce a creare pendenze locali diverse da quella di progetto.

Quando la tenuta si rompe in un punto — un giunto di sormonto della membrana che si e aperto, una lesione localizzata, un risvolto scollato — l'acqua che entra non cade verticalmente fino al soffitto sottostante. Trova la superficie dello strato che incontra per prima (tipicamente l'estradosso della struttura portante, oppure la faccia superiore di una barriera al vapore, se presente) e comincia a scorrere seguendo la pendenza reale di quello strato, non quella della finitura superiore. Puo percorrere diversi metri prima di trovare un punto di debolezza attraverso cui scendere nell'ambiente sottostante: una fessura nel solaio, il foro di un passaggio impiantistico, il bordo di un cordolo, una discontinuita nel controsoffitto. Il risultato e che la macchia visibile puo comparire a distanza rilevante dal punto reale della lesione, e spesso in una posizione che segue la logica idraulica del pacchetto di copertura, non quella geometrica della stanza sottostante.

Questo fenomeno e ancora piu marcato nei tetti a falda con struttura in legno o in laterizio-cemento: l'acqua che supera il manto di copertura (per rottura di una tegola, per riflusso da una converse intasata, per infiltrazione laterale da un comignolo o da un lucernario mal raccordato) puo scorrere per un lungo tratto sopra il tavolato o sopra un eventuale strato impermeabile secondario, seguendo la linea di falda, prima di trovare un punto di passaggio verso il sottotetto o verso il controsoffitto abitato. In un sottotetto non ispezionabile, questo tragitto puo restare invisibile per anni, e la macchia che compare nella stanza sottostante puo trarre in inganno chi cerca il difetto esattamente sopra di essa, magari intervenendo su una zona di manto che in realta e integra.

Per questo motivo, il primo passo di una diagnosi corretta non e la ricerca puntuale sopra la macchia, ma la ricostruzione della stratigrafia della copertura in quel punto e delle pendenze reali dei singoli strati, incrociata con una mappatura piu ampia dell'area sospetta. Solo dopo aver capito come l'acqua puo muoversi tra gli strati ha senso restringere il campo e cercare il punto di ingresso con le prove diagnostiche specifiche.

Cause tipiche di cedimento della tenuta

La tenuta di una copertura piana dipende in larga parte dalla continuita della membrana impermeabilizzante e dalla corretta esecuzione dei punti singolari, cioe di tutti quei dettagli in cui la membrana non e piu una superficie continua ma deve raccordarsi con qualcos'altro: un giunto, un elemento verticale, un attraversamento. La maggior parte dei cedimenti nasce proprio in questi punti, non nelle superfici piane.

Giunti e sormonti della membrana

Le membrane impermeabilizzanti, siano esse bituminose prefabbricate, sintetiche in PVC o TPO, o applicate liquide, vengono posate per teli o per stesure successive che devono sormontarsi e saldarsi tra loro in modo continuo. Un sormonto insufficiente, una saldatura non completa, o un giunto che si e aperto per movimento termico del supporto sottostante, sono punti di ingresso classici. Il degrado di questi giunti spesso non e visibile dall'esterno finche non si ispeziona da vicino, perche la superficie appare integra a un'osservazione generica.

Risvolti verticali e bocchettoni

I risvolti, cioe il raccordo della membrana con parapetti, cordoli, camini o vani tecnici emergenti dalla copertura, sono statisticamente tra i punti piu critici: devono restare ancorati e sigillati per tutta l'altezza richiesta, e sono soggetti a distacchi per invecchiamento del sigillante, per movimenti strutturali o per errori di posa originari. Allo stesso modo, i bocchettoni di scarico e i relativi collari di tenuta sono punti singolari delicati: un collare non correttamente integrato con la membrana, o uno scarico parzialmente ostruito che genera un battente d'acqua superiore a quello previsto, sono causa frequente di infiltrazione proprio in corrispondenza dei punti di raccolta.

Punti singolari: attraversamenti, lucernari, elementi tecnici

Ogni elemento che attraversa il piano di copertura — sfiati, staffe di ancoraggio per impianti, basi di lucernari, supporti di pannelli fotovoltaici installati successivamente alla realizzazione della copertura — introduce un punto singolare che deve essere impermeabilizzato con un dettaglio specifico. Quando questi elementi vengono aggiunti dopo la posa della membrana, senza integrarli correttamente nel sistema di tenuta originario, il rischio di infiltrazione aumenta in modo significativo. Molti di questi problemi nascono da errori di progettazione della copertura piana ancor prima che in fase di posa: un progetto che non prevede in modo esplicito ogni punto singolare, o che non individua correttamente le pendenze e i punti di raccolta delle acque, lascia all'impresa margini di interpretazione che si traducono spesso in dettagli eseguiti in modo diverso da cantiere a cantiere.

Tetti a falda: manti, colmi, converse e raccordi

Sui tetti a falda i cedimenti tipici riguardano la posa non corretta o l'invecchiamento del manto (tegole scivolate, spaccate o mal sormontate), i colmi e le linee di displuvio dove la tenuta e affidata a pezzi speciali e a sigillature che con il tempo perdono efficacia, e le converse — i canali di raccolta nelle valli tra due falde — che se sottodimensionate o intasate da fogliame possono generare rigurgiti sotto il manto. Anche i raccordi tra falda e elementi verticali (camini, abbaini, pareti che si innestano sulla copertura) replicano, in versione inclinata, gli stessi problemi dei risvolti delle coperture piane.

Infiltrazione o condensa interstiziale: un errore diagnostico frequente

Non tutta l'umidita che compare sotto una copertura e infiltrazione. Un fenomeno che genera confusione, e che porta spesso a interventi inutili sulla guaina, e la condensa interstiziale: acqua che si forma per condensazione del vapore acqueo direttamente dentro il pacchetto di copertura, senza che vi sia alcuna lesione della tenuta esterna.

Il meccanismo e il seguente: l'aria interna di un ambiente riscaldato e abitato contiene vapore acqueo, la cui quantita dipende dalla temperatura e dall'umidita relativa dell'ambiente. Questo vapore tende a migrare dagli ambienti piu caldi e umidi verso l'esterno, attraversando i materiali della copertura per diffusione. Se lungo il suo percorso incontra una superficie sufficientemente fredda, e se la quantita di vapore presente supera quella che l'aria puo contenere a quella temperatura, il vapore condensa: passa da stato gassoso a stato liquido, formando gocce d'acqua proprio dentro gli strati della copertura, tipicamente in corrispondenza della faccia inferiore della membrana impermeabilizzante o dell'isolante, dove la temperatura nella stagione fredda puo scendere sensibilmente.

La funzione della barriera al vapore, quando presente nel pacchetto, e proprio quella di limitare la quantita di vapore che dall'ambiente interno riesce a raggiungere gli strati piu freddi della copertura, riducendo il rischio che si formi condensa interstiziale. Quando questo strato manca, e discontinuo, e stato perforato da fissaggi meccanici non sigillati, o e stato interrotto in corrispondenza di un punto singolare, il vapore trova una via preferenziale di passaggio e la condensa tende a concentrarsi proprio li: non a caso, in tanti casi reali, la macchia da condensa interstiziale si forma in corrispondenza di un foro di fissaggio, di un giunto tra pannelli isolanti mal accostati, o di un raccordo mal eseguito, cioe esattamente dove ci si aspetterebbe di trovare un'infiltrazione vera e propria. Questa coincidenza e la ragione per cui la distinzione tra i due fenomeni richiede un metodo, non una semplice osservazione.

Alcuni indizi aiutano a orientare il sospetto verso la condensa interstiziale piuttosto che verso l'infiltrazione vera: una comparsa stagionale, tipicamente nei mesi piu freddi, con attenuazione o scomparsa in estate; l'assenza di correlazione tra la comparsa della macchia e gli eventi di pioggia, che invece e il tratto distintivo dell'infiltrazione; una distribuzione dell'umidita piu diffusa e meno puntuale rispetto a quella tipica di una lesione localizzata; e, quando accessibile, il riscontro di umidita sulla faccia inferiore dell'isolante o della membrana anche in assenza di qualunque segno di lesione superiore. Nessuno di questi indizi, da solo, e conclusivo: la conferma richiede le prove diagnostiche descritte nel paragrafo seguente, e in diversi casi richiede di verificare se sia presente e continua una barriera al vapore adeguata alla destinazione d'uso dell'ambiente sottostante e al clima del sito, una valutazione che va sempre calata nel caso specifico e non su valori standard.

Sezione stratigrafica di una copertura piana che confronta il percorso dell'acqua di infiltrazione con la formazione di condensa interstiziale sulla faccia fredda della membrana
Nell'infiltrazione l'acqua entra dall'esterno e scende; nella condensa interstiziale l'acqua si forma dall'interno, dove il vapore incontra una superficie fredda.

Diagnosi delle infiltrazioni nel tetto piano: il percorso metodico

Una diagnosi affidabile procede per esclusione progressiva, dalle prove meno invasive a quelle piu mirate, incrociando sempre piu fonti di informazione prima di aprire la copertura in un punto preciso. L'obiettivo non e solo trovare un punto umido, ma stabilire con ragionevole certezza il percorso dell'acqua e la causa che lo ha generato, in modo da poter indicare un intervento realmente risolutivo.

Ispezione visiva e mappatura preliminare

Il sopralluogo iniziale raccoglie la storia del problema (quando e comparsa la macchia, se e comparsa dopo un evento di pioggia intensa o gradualmente, se varia con le stagioni), la mappatura fotografica dello stato della copertura e dei punti singolari visibili dall'esterno, e la mappatura della posizione della macchia rispetto alla planimetria della copertura sovrastante. Questa fase orienta le prove successive ma non e sufficiente da sola, per le ragioni di migrazione dell'acqua gia descritte.

La prova di allagamento

Consiste nel creare, in condizioni controllate e con le dovute precauzioni per non danneggiare l'edificio, un battente d'acqua localizzato su una porzione delimitata della copertura, monitorando dall'interno la comparsa di eventuali segni di passaggio nel tempo di osservazione stabilito. E una prova che simula un evento di pioggia prolungata e permette di verificare la tenuta di un'area circoscritta, ma va condotta per settori, con delimitazioni provvisorie, e richiede attenzione affinche l'acqua immessa non si scarichi semplicemente verso i normali punti di raccolta senza interessare l'area sospetta.

Termografia a infrarossi

La termocamera rileva le differenze di temperatura superficiale, che nella copertura possono essere legate alla presenza di umidita nell'isolante: un materiale isolante bagnato ha un comportamento termico diverso da uno asciutto, e questo si traduce in anomalie rilevabili in condizioni ambientali adeguate (generalmente con un sufficiente scarto di temperatura tra interno ed esterno, e in assenza di irraggiamento solare diretto che alteri la lettura). La termografia e utile sia per individuare aree di isolante imbibito — utile indizio sia per infiltrazione che per condensa interstiziale — sia per un primo controllo della continuita dei punti singolari.

Ricerca con tracciante

Quando l'ispezione e la termografia hanno delimitato un'area sospetta ma non individuato con certezza il punto di ingresso, l'immissione di un tracciante (colorante, o in alcuni casi gas tracciante rilevabile con strumentazione dedicata) in un punto della copertura, con osservazione della sua eventuale ricomparsa nel punto di manifestazione interna, permette di confermare in modo diretto un percorso ipotizzato, distinguendo tra piu ipotesi alternative quando la sola osservazione lascia margini di dubbio.

Umidificazione controllata per distinguere condensa e infiltrazione

Quando il sospetto e quello di una condensa interstiziale piuttosto che di un'infiltrazione vera, le prove con acqua dall'esterno rischiano di essere fuorvianti, perche non riproducono il meccanismo in causa. In questi casi si puo ricorrere a una prova di umidificazione controllata dell'ambiente interno sottostante, monitorando nel tempo, con strumentazione igrometrica, l'andamento dell'umidita all'interno del pacchetto o sulla superficie interessata, per verificare se le condizioni climatiche interne sono coerenti con la formazione di condensa nel punto osservato. Questa prova, insieme al controllo dell'eventuale presenza e continuita di una barriera al vapore nei punti accessibili, e quella che permette di distinguere con maggiore sicurezza i due fenomeni quando gli indizi indiretti non sono sufficienti.

Diagramma di flusso del percorso diagnostico per le infiltrazioni nel tetto piano, dall'ispezione visiva alla prova di allagamento, alla termografia, al tracciante e all'umidificazione controllata
Le prove si susseguono dalla meno invasiva alla piu mirata, e si scelgono in base al sospetto (infiltrazione o condensa) maturato nelle fasi precedenti.

Documentazione per perizia e collaudo di tenuta

Un accertamento tecnico su una copertura, sia che nasca da un contenzioso con l'impresa esecutrice, sia che serva per un collaudo di tenuta della copertura a fine lavori, sia che accompagni una compravendita o una polizza assicurativa, deve tradursi in un fascicolo che documenti in modo verificabile ogni passaggio: la mappatura fotografica dello stato iniziale, le condizioni meteorologiche nei giorni precedenti il sopralluogo, le prove eseguite con data, modalita e esito, i rilievi strumentali (termografici, igrometrici) allegati come elaborati leggibili, e la ricostruzione grafica del percorso ipotizzato tra il punto di ingresso e il punto di manifestazione. Questa ricostruzione e cio che permette di sostenere, con basi tecniche solide, il nesso tra un difetto specifico e il danno lamentato, elemento centrale quando la questione riguarda la responsabilita di chi ha eseguito i lavori.

Quando la copertura e stata realizzata o rifatta di recente e il problema emerge a lavori conclusi, la ricostruzione tecnica del percorso dell'acqua e del punto di cedimento della tenuta e spesso il presupposto per una contestazione formale all'impresa, di cui si trattano i profili di responsabilita in un approfondimento dedicato ai lavori al tetto eseguiti male. La distinzione tra infiltrazione, condensa interstiziale e altre forme di umidita (risalita capillare, umidita da costruzione) e invece trattata in modo piu generale, insieme alle altre fonti di infiltrazione dell'edificio, nella panoramica sulle infiltrazioni d'acqua in casa. La termografia a infrarossi, richiamata piu volte in questo percorso diagnostico, e descritta nel dettaglio, con le sue condizioni di applicabilita e i suoi limiti, nella pagina dedicata alla termografia come metodo diagnostico.

Un aspetto che vale la pena richiamare, per chi si trova a valutare un intervento di ripristino, e che rifare integralmente una membrana impermeabilizzante senza aver prima individuato con certezza la causa reale del problema espone al rischio concreto di ripetere lo stesso difetto, specialmente quando la causa non e un cedimento della tenuta ma un problema di condensa interstiziale legato all'assenza o alla discontinuita della barriera al vapore: in quel caso la nuova membrana, per quanto ben posata, non risolve nulla, perche il meccanismo che genera l'umidita e interno al pacchetto e non dipende dalla tenuta verso l'esterno.

Per chi si trova davanti a una macchia ricorrente sotto una copertura piana o una falda, e non riesce a capire se il problema dipenda da un difetto di tenuta, da un errore di progettazione della copertura o da un fenomeno di condensa, una verifica tecnica indipendente permette di ricostruire il percorso dell'acqua con un metodo verificabile, prima di decidere quale intervento eseguire.

Domande frequenti

Il tetto piano perde acqua, come si trova il punto esatto?

Non partendo dalla macchia, ma ricostruendo la stratigrafia della copertura e le pendenze reali dei singoli strati in quell'area, perche l'acqua entrata in un punto scorre lungo il pacchetto e riaffiora altrove. Solo dopo questa ricostruzione ha senso restringere il campo con prove diagnostiche mirate come la prova di allagamento o la termografia.

E infiltrazione o condensa interstiziale?

Alcuni indizi orientano il sospetto: la condensa interstiziale compare tipicamente in inverno e si attenua in estate, senza relazione con gli eventi di pioggia, mentre l'infiltrazione vera segue le piogge intense. La conferma richiede pero prove specifiche, perche entrambe possono comparire nello stesso punto, ad esempio in corrispondenza di un giunto o di un foro di fissaggio.

Quali prove si fanno prima di rifare la guaina?

Ispezione visiva e mappatura fotografica, prova di allagamento su un'area delimitata, termografia a infrarossi per individuare zone di isolante imbibito, ricerca con tracciante nei casi dubbi e, se il sospetto e la condensa interstiziale, una prova di umidificazione controllata con monitoraggio igrometrico. Rifare la membrana senza queste verifiche rischia di non risolvere il problema reale.

Perche la macchia sul soffitto non e mai esattamente sotto il punto dove filtra l'acqua?

Perche l'acqua, una volta superata la tenuta, non cade verticalmente: scorre sopra la struttura portante o sopra la barriera al vapore seguendo la pendenza reale di quello strato, che spesso non coincide con quella della finitura superiore, prima di trovare un punto di passaggio verso l'ambiente sottostante.

Che ruolo ha la barriera al vapore in una copertura piana?

Limita la quantita di vapore acqueo che dall'ambiente interno riscaldato riesce a raggiungere gli strati piu freddi della copertura, riducendo il rischio che il vapore condensi dentro il pacchetto. Se e assente, discontinua o perforata da fissaggi non sigillati, il vapore trova una via preferenziale e la condensa tende a concentrarsi proprio in quel punto.

Un tetto a falda puo avere lo stesso problema di un tetto piano?

Si: anche sulle falde inclinate l'acqua che supera il manto (tegole spostate, converse intasate, raccordi con camini o lucernari) puo scorrere per un lungo tratto sopra il tavolato prima di trovare un varco verso il sottotetto, e la migrazione di vapore dall'interno puo generare condensa interstiziale con le stesse dinamiche viste per le coperture piane.

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